Ma i post su Facebook li ha inventati Hermann Hesse?

Chi frequenta Hermann_Hesse_2più o meno assiduamente Facebook è bombardato di continuo da una quantità di post che il software della pagina del geniale Mark Zuckerberg seleziona per lui fra milioni di altri post, in base a sofisticati calcoli che prendono in considerazione i suoi gusti e le sue preferenze. Le notizie più interessanti, e di conseguenza più cliccate, sono quelle che si presentino allo stesso tempo come interessanti, stimolanti e poco impegnative: nessuno ha il tempo o la voglia, mentre aspetta l’autobus sotto la pioggia, di leggersi un lungo post sullo strutturalismo nell’antropologia del XX secolo… Il post di successo, ovviamente, è corredato da un’immagine che abbia le stesse caratteristiche: interessante, stimolante (anche in termini di sex appeal) e poco impegnativa. Tutto ciò, con buona pace dei teorici contemporanei della comunicazione in rete, lo aveva già inventato Hermann Hesse, l’autore di Siddharta.

Nel romanzo Il gioco delle perle di vetro, del 1943, Hesse ci descrive una società del futuro prossimo, dalla quale un’élite di studiosi e di intellettuali si distacca per formare un gruppo più elevato, la “Castalia”, dedito allo studio e appunto al “gioco delle perle di vetro”. Il protagonista, Josef Knecht, arrivato finalmente ai massimi livelli della Castalia, si accorgerà però che la cultura del suo tempo non produce più nulla: la sua attività è ormai limitata all’osservazione di piccoli eventi, di fatti interessanti, di notizie curiose; quello che avviene non è altro che un continuo riassumere, ricapitolare, ripetere ciò che già da tempo è stato scritto, scoperto, inventato. Insomma, nella Castalia si scrivono post… e anche post molto efficaci. Hesse, non a caso, in altri suoi scritti ha definito il nostro tempo das feuilletonistische Zeitalter, cioè “l’epoca appendicistica”, “l’era della terza pagina”, o “l’era del feuilleton”. Potremmo anche dire, attualizzando: “l’era dei post”. Per carità, nulla di male: a forza di post – però se fatti bene – si può anche ricostruire una cultura!