Black Cowboys & Melting Pot: la sorpresa “italiana” della mutietnicità

1138856 - Django Unchained
Jamie Foxx e Leonardo Di Caprio in “Django Unchained”

Non tutti se ne sono accorti, ma anche i film western sono cambiati. Non solo perché in “Django” ci sono scene splatter che ai tempi di John Waine o di Clint Eastwood il cinema ancora non proponeva, ma anche perché oggi compaiono sempre più spesso dei cowboy dalla faccia scura. Sì, perché si è scoperto che molti cowboy erano in realtà afro-americani, nipoti e pronipoti degli schiavi importati nelle piantagioni di cotone del Sud: sono i cosiddetti Black Cowboys. Anche se nessuno di loro – forse non a caso – ottenne mai la fama letteraria di Billy the Kid o di Roy Rogers, la loro presenza fu importantissima. Oggi “Django” lo conosciamo tutti, grazie al film di Tarantino del 2012, ma chi volesse andare a vedere di persona e concedersi un viaggio negli Stati Uniti può visitare il National Multicultural Western Heritage Museum a Fort Worth, in Texas.

Ma si sa: quella nord-americana è una società multietnica, un vero melting pot, non certo come la nostra. Fondata sull’immigrazione di migliaia e migliaia di (allora) derelitti inglesi, scozzesi e irlandesi, francesi e italiani, spagnoli e messicani, polacchi e ungheresi, indiani, pakistani, filippini e cinesi, e ancora schiavi africani, nativi nord-americani, esquimesi e persino russi cercatori d’oro, balenieri o cacciatori di furetti. Oggi, molto semplicemente, si considerano e si sentono tutti “americani”.

Benissimo, ma da noi è diverso… vero? L’immigrazione è un fatto recente e gli italiani “veri”, autenici, esistono e dunque si distinguono perfettamente dagli immigrati marocchini o romeni, siriani o albanesi, cinesi o filippini.  O forse no? Comunque c’è un modo di saperlo, scientificamente e in maniera inappellabile: farsi prelevare un po’ di sangue. Facciamolo (magari ci viene voglia di aderire all’AVIS e faremmo un’ottima cosa, dato che purtroppo i donatori di sangue in Italia sono davvero troppo pochi; ma questa è un’altra storia).

Ottimo. Dalle analisi del sangue, se siamo maschietti, scopriremo il nostro “aplogruppo”, cioè il gruppo a cui appartiene il nostro cromosoma Y. Se siamo donne e dunque abbiamo solo cromosomi X, possiamo sempre obbligare nostro fratello o nostro cugino a farsi sforacchiare per noi (e poi c’è anche il DNA mitocondriale, trasmesso solo dalle donne, ma non scendiamo troppo nei particolari). Gli aplogruppi si classificano con le lettere dell’alfabeto: A, B, C e vosì via, e poi in sottogruppi. Benissimo: la sorpresa è che in Italia c’è di tutto e di più…

Italy-Y-DNA-maps

Queste bellissime mappe dell’Italia, dieci in tutto, raccontano la nostra storia. Ebbene, un tempo in Europa c’erano gli uomini di Cro-Magnon, cacciatori e raccoglitori, il cui sangue è ancora nel 35% dei sardi (nelle mappe qui sopra, si veda il gruppo I2a1);  e in effetti la Sardegna è tanto bella quanto isolata, e proprio in quanto isolata si è mantenuta per millenni fuori dai grandi flussi migratori. Poi circa 10.000 anni fa sono arrivate le prime tribù di agricoltori, dal Medio Oriente e precisamente dalla Siria, dalla Palestina (gruppo G e gruppi J, nelle mappe) e dalla Grecia (gruppo J2),  che hanno moltissimi eredi nell’Italia centro-meridionale. Circa 7.000 anni fa sono giunti i potenti popoli parlanti lingue indo-europee, agricoltori e capaci di utilizzare la ruota e il cavallo per la guerra (vedi mappa del gruppo R1b): oggi il loro sangue è presente nel 50% degli italiani settentrionali, ma nel 25% dei meridionali. A questi si aggiungeranno in seguito ulteriori sottogruppi, sempre indo-europei: i celti nell’Italia del nord e gli svevi in Sicilia, ad esempio. Alla caduta dell’Impero Romano arrivarono le orde germaniche – Vandali, Goti e Longobardi in testa a tutti – oggi diventate orde “piemontesi” e “venete”, almeno a giudicare dalle mappe I2a2 (la seconda, qui sopra) e I1 (la terza). E se pensate di essere un po’ bizantini? Controllate la mappa E1b1b. Ma ci fermiamo qui, anche se ci sarebbero molti altri gruppi da elencare.

Insomma, qualche dubbio su chi siano – o se esistano veramente – i “veri” italiani ci dovrebbe sorgere. Forse siamo molto più “americani” di quanto pensiamo. Con buona pace delle polemiche sulle politiche di “accoglienza” degli immigrati… dato che immigrati siamo anche noi. E non dimentichiamoci dell’AVIS, davvero: perché il nostro sangue, anche se abbiamo scoperto che è una macedonia e non un piatto unico, è importante donarlo a chi ne ha bisogno.

 

 

 

 

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