Tornare a casa loro? Facciamo un esperimento…

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Nell’immagine si vede una bella cartolina da Kobane, una tranquilla cittadina adagiata sulle colline all’estremo nord della Siria, al confine con la Turchia. Per i rifugiati siriani, Kobane è “casa loro”. Abitata dalla minoranza curda e da armeni cristiani, conta (o meglio, contava) circa 50.000 abitanti, un po’ come Mantova o Lodi in Lombardia. Si tratta di una città recente, nata attorno al 1915 come stazione della Ferrovia Berlino-Baghdad che una società tedesca stava costruendo proprio in quegli anni; poi è stata a lungo amministrata dai Francesi. Nota di colore: Kobane è gemellata con Napoli e con il VII Municipio di Roma. Peccato che Kobane non sia in Italia, ma in Siria… e che oggi sia un ammasso di macerie.

Per chi non lo sapesse, in Siria dura ormai da oltre quattro anni una tragica guerra civile che ha provocato circa 400.000 morti  e che ha obbligato 8 milioni di cittadini – cioè il 50% della popolazione complessiva – ad abbandonare le proprie case: circa 4 milioni si sono rifugiati all’estero. Di questi, in realtà solo il 5% si dirige in Europa, mentre la maggioranza si è fermata nei campi profughi in Turchia, Libano e Giordania. Si scappa perché in città comanda l’ISI, che taglia le teste, impone una versione allucinata della Legge Islamica e requisisce bimbi e ragazze per gli usi che purtroppo ormai ben si conoscono. Ma ora facciamo un esperimento.

Chiudiamo gli occhi e immaginiamo che l’Italia sia sottoposta da anni a una sanguinosa guerra civile. Non è fantascienza, è già successo esattamente settant’anni fa. Immaginiamo poi che anche qui arrivi l’ISI (che, se potesse, non si tirerebbe indietro), imponendo alla popolazione inerme le sue abominevoli leggi. Immaginiamo, infine, che anche in Italia la metà della popolazione sia costretta a emigrare, a piedi, attraverso i valichi alpini verso la Francia e l’Austria e su barconi verso le coste spagnole e francesi. Forse, se la Confederazione lo permette, anche in Svizzera, attraverso Dongo e il Lago di Como. Anche questo non è fantascienza, è già successo: soltanto tra il 1870 e il 1900 erano già emigrati 15 milioni di italiani, rispetto a una popolazione che allora era di circa 30 milioni. Si scappava, allora, dalla miseria e non dalla guerra civile, ma il risultato era lo stesso. E il mondo ci ha accolti.

Vogliamo davvero, come dice Salvini, che i rifugiati “tornino a casa loro”? Milioni di nostri nonni aspettano la nostra risposta. La loro valigia di cartone sta ancora lì, in una soffitta di New York o di Buenos Aires. Rispedire a casa i profughi di Kobane sarebbe come rispedire al mittente quella valigia, impolverata, nel nostro bel salotto di casa. La visualizzate, fra il televisore al plasma e il divano?