Salvini: il verde, il nero e la pericolosità dell’uomo normale

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Tra le gradite visite alla nostra città, negli ultimi giorni, c’è stata quella di Matteo Salvini. Parlamentare europeo e segretario federale della Lega Nord, Salvini è venuto a Mantova, dopo una tappa a Viadana, per sostenere la candidatura a Sindaco di Paola Bulbarelli.

Ora, Matteo Salvini è un uomo normale. E infatti a Viadana ha dichiarato: «Un Paese normale prima si preoccupa dei suoi cittadini (…). Vogliamo essere un Paese normale. Con quattro milioni di disoccupati, è chiaro che non possiamo accogliere duecentomila clandestini». Chiaro, normale. Matteo Salvini difende le minoranze. E per l’appunto a Mantova dichiara: «C’è chi difende Africani e Rom, noi preferiamo difendere coloro che rischiano di diventare una minoranza: gli Italiani».

Ma c’è una cosa che Salvini a Mantova non ha detto, almeno esplicitamente. Dal dicembre del 2013, quando ha sonoramente battuto alle primarie del suo partito niente meno che il…

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Chi sarà sindaco (chiunque sia), sa chi è il sindaco?

300_(film)A volte le parole della nostra lingua hanno un significato segreto, intimo e invisibile all’esterno, che però spiega tante cose. Perché le parole sono figlie della storia e degli uomini che le hanno pronunciate. La parola di cui vorrei parlarvi oggi è sindaco.

Ebbene, come è noto, molti secoli or sono la città di Atene aveva sviluppato il primo governo democratico della storia: aveva, di fatto, “inventato” la democrazia. Dopo aver sconfitto militarmente nemici potentissimi, primi fra tutti i Persiani, gli Ateniesi fecero però una scelta infelice, schierandosi contro la città di Sparta. Come sa bene chi ha visto il film 300, gli Spartani erano gente assai pericolosa, abituata a dormire con la spada sotto il cuscino. Atene infatti venne sonoramente sconfitta e i vincitori si preoccuparono subito di fare due cose: distruggere le mura della città, per lasciarla “in mutande” in caso di futuri scontri, e abolire la democrazia, instaurando il regime dei Trenta tiranni. Se un solo tiranno è già spiacevole, figuriamoci trenta. I nuovi padroni di Atene non persero tempo e iniziarono a far giustiziare gli oppositori e a creare un diffuso clima di terrore.

Dopo otto mesi fortunatamente il regime autoritario fu rovesciato e furono scelti alcuni cittadini, indicati per la prima volta con la parola greca syndikoi: una parola formata da syn, che significa “assieme”, e da dike, cioè “giustizia”. Questi erano cittadini noti per la loro onestà, che avevano il compito di restituire ai legittimi proprietari i beni confiscati dai Trenta tiranni, di rimettere a posto i conti pubblici e di vegliare sulla rinata democrazia. Quindi erano  “difensori della giustizia, dei cittadini e della democrazia”, dei sindaci appunto, che ogni giorno stavano in attento ascolto degli uomini e delle donne di Atene, delle loro esigenze, e che si distinguevono per la reciproca concordia.

Dunque il ruolo del sindaco – non a caso – è nato come contrapposizione a un fosco periodo di oppressione e di dittatura, proprio come, nel nostro Paese e in anni ben più recenti, sono nate la Costituzione e la stessa Repubblica. Sarebbe bello se gli odierni candidati alla posizione di sindaco si ricordassero, in tempi di campagna elettorale e anche in seguito, dove e come è nato l’alto ruolo che essi si propongono di assumere e che, di conseguenza, vivessero anche questo momento di contrapposizione elettorale senza perdere di vista il fatto che il sindaco resta ancora oggi il difensore del cittadino e della democrazia e, ugualmente, senza dimenticare la reciproca concordia degli antichi sindaci ateniesi. Una concordia discors (concordia nella discordia), certamente, ma questa è un’altra storia che qui non c’è spazio per raccontare.