Tra hooligans e ISIS: quando la tribù chiama, di chi è la colpa?

MATABELE/CALL TO ARMSGli antropologi ci insegnano che una tribù consiste semplicemente in un gruppo di persone omogeneo per cultura, per origine, per linguaggio e soprattutto per scopo. Non importa che la tribù viva unita: l’omogeneità territoriale non sembra essere il dato fondamentale. Non importa neppure che la tribù sia più o meno numerosa. L’importante è che tutti i membri della tribù vogliano fermamente la stessa cosa.

Gli scopi della tribù possono essere perfettamente pacifici: trovare cibo a sufficienza per l’inverno, commerciare con altre tribù, andare a zonzo a cercare mogli, farsi una birra con gli amici. Oppure possono essere altrettanto perfettamente bellicosi: annientare un’altra tribù che minaccia le nostre risorse, razziare un villaggio vicino, e via dicendo. In ogni caso, tutto si fa per il bene della tribù. A volte la tribù cresce e diventa uno Stato, ma – grande o piccola che sia – essa avrà sempre un capo, che insegna alla tribù qual è il bene e quale il male.

Nel XX secolo le tribù – in questo caso le “grandi tribù” – sono arrivate a un tal punto di massacro reciproco che hanno convenuto di istituire una specie di consiglio degli anziani, che avesse lo scopo di discutere e di trovare una soluzione pacifica a tutti i conflitti futuri fra le tribù stesse. L’hanno chiamato ONU. Nonostante ciò, tribù grandi, piccole e minuscole hanno per lo più continuato a massacrarsi a vicenda per qualunque questione, salvo pochi casi fortunati.

Tribù piccole, come gli hooligans del Feyenoord che si divertono a devastare Roma. Tribù più vaste e geograficamente diffuse, come i militanti dell’ISIS che trattano chiunque non faccia parte della tribù come carne da macello. Tribù organizzate in uno Stato, come Russi e Ucraini che dimostrano che anche in Europa la storia non ha memoria.

Qualcuno pensa che ciò non sia colpa di nessuno: è l’animo umano. E in effetti la tribù che c’è in noi riappare ogni volta che qualcuno ci ruba il parcheggio, o ci passa davanti in coda alle Poste. Sì, certo. Ma qualcuno ci ha insegnato che in questi casi dobbiamo fermarci un attimo e calmarci, senza brandire un’arma e assalire fisicamente l’avversario. Si può risolvere qualunque problema discutendo. Ce lo ha insegnato il capo-tribù: prima nostro padre, poi il nostro professore e poi chi rappresenta l’autorità. Quando ciò non accade, la colpa effettivamente non è tutta della tribù…  c’è in realtà qualcuno che ha più colpa degli altri, perché ha più responsabilità: è proprio il capo-tribù.

Gli apicoltori sanno bene che, per rendere innocuo un alveare di api pericolose, è sufficiente sostituire l’ape regina con un’altra regina di una specie più pacifica. L’alveare immediatamente si calma, si placa, e ricomincia a fare il suo dovere di tribù: raccogliere polline, fare miele, allevare piccole api. Ebbene, siamo proprio sicuri che capi-tribù e api regine attualmente al potere siano quanto di meglio l’umanità può esprimere?

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